Educare alle emozioni con Valerie Moretti: un reportage

Venerdì 21 novembre si è svolto il primo di due incontri con la dottoressa Valerie Moretti sul tema delle emozioni. Organizzati dalle associazioni genitori di Villa Guardia e di Lurate Caccivio, con il patrocinio delle rispettive amministrazioni (in particolare gli assessorati alla cultura e istruzione), gli incontri affrontano il tema da due punti di vista: quello dei figli (preadolescenti e adolescenti) e quello dei genitori (che sono anche e prima persone).

AGe VG ringrazia i soci e tutte le persone convenute fin dal pomeriggio per allestire gli spazi e organizzare i servizi (palco, audio, fiori, accessi ecc.); l’assessore Roberta Bernasconi per aver fortemente voluto e promosso l’iniziativa, la Cassa rurale e artigiana di Cantù per il sostegno economico, i membri dell’amministrazione partecipi a vario titolo, e l’associazione genitori di Lurate Caccivio, partner preziosa dell’iniziativa.

Ringraziamo inoltre la relatrice, coinvolgente, disponibile e divertente, nonché – e soprattutto – i partecipanti: numerosi e interessati!
Le slide della conferenza sono a disposizione, direttamente scaricabili da qui.

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In questo primo appuntamento Valerie Moretti, psicopedagogista esperta di counseling e madre di due ex-adolescenti da poco, ha proposto al numeroso pubblico convenuto un percorso semplice ma non banale: riconoscere le emozioni, saperle nominare e restituire ai propri figli, per supportarli e corroborarli nell’acquisizione della necessaria sicurezza in se stessi (che è la fondamentale base autorafforzantesi di: stima di sé – voglia di fare – successo e riconoscimento sociale).
Supportare che non è però cullare nella bambagia!

Il che significa almeno due cose, non scontate:

1. Conoscere noi per prime codeste emozioni!
2. Stare accanto ai nostri figli senza sostituirci alle loro responsabilità.

Ma quante sono le emozioni (che son diverse dai sentimenti!)?
A domanda diretta, chi scrive ha risposto: «Mah… una decina?»
«Settantotto» risponde la dottoressa Moretti.
SETTANTOTTO emozioni DIVERSE!?! Con nome e caratteristiche proprie!?

78.

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Tranquilli, però, solo sei sono quelle basilari (paura, disgusto, felicità, rabbia, sorpresa e tristezza), per altro universali… le altre sono culturali: legate a tempi, luoghi e costumi, hanno sfumature differenti, a seconda dei contesti.
Il punto è: se le si sa riconoscere correttamente, le si può nominare e, quindi, ‘maneggiare’, ossia si può gestirne il carico e attivare una risposta personale e sociale efficace.

Si parla infatti di intelligenza emotiva: una competenza preziosissima per noi e per i nostri figli. Una competenza che si si impara, si allena. E che non ha nulla a che vedere con l’intelligenza razionale (lo sapevate che, oltre al QI, esiste anche un QE, ossia un quoziente emotivo?).
Tant’è che, spesso, bambini o ragazzi anche molto intelligenti vanno in crisi di fronte a un brutto voto o a un fenomeno di bullismo, perché non in grado di decodificarlo correttamente e reagire. Di contro, invece, chi anche magari meno preparato o meno dotato intellettualmente abbia però coltivato un’intelligenza emotiva solida riesce a reagire progettualmente e, quindi, a ottenere una performance tutto sommato migliore.

Per conoscere, educarsi ed educare alle emozioni – rammenta inoltre la dottoressa Moretti – conoscere un po’ di fisiologia non guasta.
Se perdiamo il ben dell’intelletto di fronte ai repentini cambi d’umore dell’adolescente che ci ritroviamo per casa… se non capiamo perché un ‘branco’ di ragazzini non riesca a fare altro che passare ore e ore alla play station mentre le fanciulle, a piccolissimi gruppi, chiacchierano fitto fitto appartate… se non riusciamo a concludere un discorso che sia uno con la nostra prole teenager… se non ci capacitiamo dei rischi che corrono senza neppure rendersene conto o della totale leggerezza con cui sottovalutano gli effetti delle proprie azioni… non disperiamo (non del tutto, almeno)!

Non è ‘colpa’ loro, né nostra: bensì (anche) di amigdala e ippocampo, estrogeni e testosterone.
I nostri figli stanno crescendo e, per alcune cose, non c’è che aspettare!

Ah, altra cosa essenziale da tener presente, avvisa Moretti: un adolescente ha un tempo di concentrazione su ciò che gli viene detto pari a circa 10 secondi!

Dieci secondi!

Quindi.
Qualunque cosa dobbiate o vogliate dire a vostro figlio o a vostra figlia in questa fase di crescita, ricordate: siate rapidi!
Molto rapidi. «Soggetto, verbo e predicato. Niente aggettivi!»
Parola d’esperta.

Infine, ultimo per ordine ma non per importanza: il ruolo del padre (o di chi vuole – e può! – farne le veci), in senso lato ma operativo…
Se l’adolescenza è (e lo è!) separazione dalla madre (in senso lato, intesa come presa d’autonomia), ecco che diventa essenziale la sponda del padre (inteso come sprone, colui che riconosce l’adulto in nuce che c’è nel giovane).
Perché un adolescente affronti con la dovuta serenità il distacco dal proprio essere stato bambino, bisogna che qualcuno gli dia già credito come adulto (almeno simbolicamente!).
E allora l’invito ai genitori è di esserci, profondamente, sinceramente e sinergicamente (anche ricoprendo i tradizionali ruoli in modo non convenzionale!).

Ah, affinché non vada perduto un dialogo e un rapporto profondo con il figlio che si fa adulto, il consiglio di Moretti è: non perdete la dimensione del tocco, del contatto fisico.

In adolescenza è difficile: il figlio si ribella all’abbraccio, si imbarazza per il bacio del genitore… eppure basta poco, lo sfiorargli un gomito, il sistemargli i capelli, una carezza.
Gesti di affetto e di conferma preziosi che, se perduti ora, sarà quasi impossibile ricuperare poi.

Meditiamo.
E custodiamo!

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Il prossimo appuntamento con Valerie Moretti è previsto per marzo 2015, a Lurate Caccivio, dove si affronterà il tema delle emozioni dal punto di vista dei genitori: adulti che sono anche altro rispetto al ruolo che rivestono in famiglia e che, forse, a volte lo dimenticano!

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PS. Qualcuno si sarà chiesto che differenza c’è tra emozione e sentimento.
Valerie ha risposto anche  a questo: le une sono transitorie, passeggere (mi fa arrabbiare il compagno che mi sfotte/sono felice del dono ricevuto); gli altri sono duraturi, consolidati nel/dal tempo (ti odio/amo).

PS2. Buone notizie! Ci sono ancora giovani capaci di regalare un fiore!
La nostra consigliera Barbara Morandi lo può testimoniare!

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